Social media for patients, platform by platform: a visual guide

Source: socialhealthinsights.co

Esiste un social per ogni esigenza nel mondo della salute e questa semplice tabella distingue molto bene i pretesti e i presupposti che legano le diverse piattaforme agli obiettivi dei pazienti.

A questa, andrebbe abbinata una tabella con la distribuzione demografica per sesso ed età degli utenti nei differenti Social network,  perchè esiste anche la via contraria.

Cioè gli operatori sanitari e i centri che si muovono in termini di servizi e di specialità indirizzando le strategie di comunicazione sulle piattaforme dove sono piu’ frequenti i propri target di interesse.

Un ginecologo non puo’ evitare Pinterest, dove il target femminile è molto rappresentato.

Vi sono altri usi possibili e alternativi, qui non segnalati, riscontrabili in contesti favorevoli.

Ecco alcune situazioni:

L’uso di Twitter per la “Patient/customer care”, ovvero la chat medico paziente (il termine Tweetchats segnalato è generico e io lo intendo qui come paziente-paziente) o psicologo o psichiatra. In questo ambito possiamo citare App alternative come gli instant messaging, What’s up, Viber etc etc

L’uso di Skype va affiancato a quello di Google+ e gli Hangouts con simili prerogative o, come ho visto proporre, di sedute di psicoterapia, se pure con mille cautele e approccio deontologico adeguato da parte del sanitario.

Infine l’uso di Tumblr che ha spiccate caratteristiche Social e uso molto frequente, specie fra i giovani, soprattutto in certe aree va citato, ma  fa da riferimento per la categoria “Blog”.

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Informazioni su Tiziano Galli

Dal 2002 mi occupo di formazione residenziale ed eLearning e ho conseguito un Master in Scienze dell'Educazione a Lugano e precedentemente una Laurea in Medicina e Chirurgia. Ho scritto il libro " Medici, Pazienti e Social Media". Sposato e Penta-Papà sono dirigente sportivo in LNA Svizzera per Rugby Lugano e ARSI (Associazione Rugby Svizzera Italiana)
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4 risposte a Social media for patients, platform by platform: a visual guide

  1. Maria Grazia ha detto:

    Post molto interessante e ricco di spunti per tutti i medici e i professionisti della salute che vogliono sperimentare nuove strade per interagire con i pazienti. Eppure, accanto a coloro che si impegnano per familiarizzare sempre più con gli strumenti digital al servizio della salute, ci sono i medici restii e diffidenti. Alla mia domanda diretta: “Cosa frena molti medici dall’usare i social network, le chat, ecc.?”, uno specialista in pediatria ha risposto: “Io, personalmente, ho paura di essere invaso da richieste di aiuto da parte di persone che non conosco e che avrei difficoltà a seguire.” Mi sembra una risposta interessante: è il punto di vista del medico che rappresenta chissà quanti colleghi.

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    • Tiziano Galli ha detto:

      Grazie, Maria Grazia, per il commento.

      Rimarco la risposta del pediatra, come da te riportata, quanto mai immaginabile, e mi sembra, da parac!%@lo! o forse peggio da pediatra della mutua, quindi statale.
      Ovviamente questa mia nota colorata e gentile, non vuole essere uno sgarbo nei tuoi confronti ma è lo spunto, almeno fra coloro che discutono di social e medicina e sicuramente vale per me, per dire basta ai commenti alla “vai avanti tu che mi viene da ridere”… ma davvero è preoccupato di non conoscere i pazienti, e allora che mestiere farebbe, è forse in grado di sceglierseli nella realtà? se non è in grado li mandi da qualcun altro, specialista, e se non puo’accettarli si fermi!!

      Altrimenti… meglio cambiare mestiere. Oppure, piu’ onestamente e per me cosa ben piu’ accettabile, si abbia il coraggio di dire che non si vuole entrare in una nuova ottica. Che non si sa da dove cominciare. Sarebbe piu’ corretto, perchè in linea generale il medico offre un servizio sociale anche se retribuito e il suo interesse è quello di essere a disposizione dove il paziente chiede aiuto.

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      • Maria Grazia ha detto:

        Penso che per il pediatra in questione valga la tua seconda considerazione: non ha avuto il coraggio di ammettere la sua difficoltà ad abbracciare una nuova ottica.

        Ha detto letteralmente “ho paura di essere invaso da richieste di aiuto”, ma ripensando all’intero suo discorso e ricordandone l’espressione del viso, penso che il suo timore fosse più legato all’impossibilità, secondo lui, di non riuscire a seguire con le dovute attenzioni un paziente arrivato a lui grazie al web e con il quale avrebbe continuato a interagire solo sul web.
        Insomma: secondo lui tanti medici, egli per primo, non usano gli strumenti del web perché non assicurerebbero l’approfondimento garantito dal classico rapporto medico-paziente.

        Questa è una risposta che mi ha colpito, molto, perché dimostra una chiusura preventiva, quindi immotivata, verso la digital health. Senza dubbio è un atteggiamento atipico, diciamo così.

        Il tuo post così esplicativo sulle possibilità di interazione e dialogo sui social tra medici e pazienti, per contrasto mi ha fatto pensare alle parole di quel dottore che, se solo fosse presente online, potrebbe partecipare a questa discussione. ; )

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  2. Tiziano Galli ha detto:

    Certo sarebbe bello se potesse partecipare. Tutto sommato è comunque rappresentativo di una categoria o generazione di medici che resterà legata al mondo reale mentre i pazienti arriveranno ai suoi colleghi attraverso il web.

    Il mondo cambia a prescindere….

    A presto
    😉

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