#HelloMynameis… Dottore dimmi chi sei e saro’ al centro dei tuoi interessi

Articolo Originale di Tiziano Galli

#Hellomynameis, una recente campagna in ambito sanitario in UK, mi ha molto interessato e mi ha poi fatto riflettere su un altro punto credo interessante… in finale di post.

Cominciamo con il guardare il video ufficiale:

I tratti della campagna #hellomynameis che sta girando da marzo in UK e ha contagiato il NHS (sistema sanitario nazionale) inglese per iniziativa di Kate Granger, sono stati da lei raccontati sul “The Telegraph” del 3 Marzo e ripresi da Peter Pronovost su John Hopkins Medicine il 13 Marzo.

La storia è di quelle che colpiscono. Kate Granger è un giovane medico che improvvisamente scopre di avere un Cancro molto raro, di quelli che lasciano poche speranze. Tutta la sua vita cambia prospettiva (è appena sposata) e in un frame … si trova dall’altra parte dello stetoscopio e su un letto d’ospedale.

E’ qui che semplicemente si rende conto che molti sanitari non si presentano e che lei rimane come sospesa e svantaggiata rispetto al suo curante che sa tutto di lei mentre lei, al contrario, non sa nulla di lui.

“As a healthcare professional you know so much about your patient. You know their name, their personal details, their health conditions, who they live with and much more. What do we as patients know about our healthcare professionals? The answer is often absolutely nothing, sometimes it seems not even their names. The balance of power is very one-sided in favour of the healthcare professional.”

L’idea, semplice e immediata, è stata quella di sfruttare l’Hashtag #hellomynameis e di farne una campagna di coinvolgimento presso i colleghi. L’idea si è diffusa velocemente ed è diventata un caso SOCIAL, il video che ho riportato è un veicolo della campagna e le iniziative e le adesioni si moltiplicano.

Possiamo immaginarci il paziente come una persona che a tentoni, nel buio di una stanza, vaghi insicuro. Poi improvvisamente qualcuno accende la luce…

“Buongiorno, mi chiamo Tiziano Galli e sono il medico (o l’infermiere o…) che la seguirà…”.

Apparentemente BANALE, dichiarare il proprio nome e cognome è un impegno formale ad eliminare la forma e di grande significato per il paziente. #hellomynameis è l’interruttore che accende la luce nella stanza e che mostra al paziente il posto, al centro, in cui egli puo’ sedersi comodamente. Un gesto di Compassionate Care.

Ma è solo educazione e buona comunicazione?

Gli esperti dicono di no. Sentirsi al centro degli interessi del personale significa essere piu’ compresi, forse meno arrabbiati, con un minor timore a riferire disagi e sintomi.

#hellomynameis aiuta la comunicazione e la sicurezza del paziente, l’affetto e la compliance, un atteggiamento Patient – Centred e una apertura al malato.

Tutto questo al prezzo non scontato di un nome e cognome. Ne vale la pena no?

In conclusione ho trovato #hellomynameis molto interessante e di indubbia importanza per il valore e significato che il mondo anglosassone gli sta attribuendo tuttavia… accanto all’entusiasmo per la semplicità e l’efficacia della campagna, credo abbia anche senso interrogarsi e sottolineare:

Quanto significato possa avere lo stesso punto (e quindi la stessa campagna) nel nostro emisfero culturale. 

Esistono differenze fra mondo anglosassone e latino nel modo in cui medici/curanti e i pazienti interagiscono, e quando leggiamo e ci parametriamo alle diverse culture e alla comunicazione medico paziente, non ne teniamo sempre conto.

Anni addietro, nel mondo anglosassone alcune forme farmaceutiche, come le supposte, erano meno prescritte che da noi (forse ancora oggi è cosi’) e questo mi ha sempre raccontato di una diversa sensibilità e di limiti prestabiliti su base culturale e non di razza – anche fra bianchi la vediamo diversamente.

La comunicazione di cattive notizie è un altro tema su cui esistono grandi differenze culturali/religiose e di abitudini da parte della classe medica. Evidentemente questo post non vuole scoprire le differenze fra chi, anglosassoni, latini o altri abbia il modello di comunicazione migliore o gli approcci piu’ corretti.

Tuttavia molti di voi, come me, potrebbero non ritrovarsi carichi di emozioni come ad una messa Gospel nel Bronx, nello scoprire la campagna #hellomynameis o, pur apprezzandola come significativa (come me), non percepirla cosi’ rivoluzionaria …

Dissentite o concordate? La questione è quindi rapportabile alla nostra realtà? La campagna come #hellomynameis ha ragion d’essere nelle nostre realtà o è di fatto applicata da un diverso approccio culturale latino?

Il punto è semplicemente cruciale in ogni caso e ci conferma che basta poco nella comunicazione e nei rapporti medico-paziente, per ottenere tantissimo.

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Informazioni su Tiziano Galli

Dal 2002 mi occupo di formazione residenziale ed eLearning e ho conseguito un Master in Scienze dell'Educazione a Lugano e precedentemente una Laurea in Medicina e Chirurgia. Ho scritto il libro " Medici, Pazienti e Social Media". Sposato e Penta-Papà sono dirigente sportivo in LNA Svizzera per Rugby Lugano e ARSI (Associazione Rugby Svizzera Italiana)
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