Medici Social e Digitali: Ragioni Associazionistiche e di Community

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Articolo Originale di Tiziano Galli

Torniamo ancora al Post numero 3 della serie sui Medici Social e Digitali per trarre ancora la definizione:

Ragioni Associazionistiche e di Community: Il paziente (e/o i relativi caregiver o badanti) – quello che definiremmo “cronico”, portatore di patologie congenite o genetiche – si sente attratto e protetto dalla Rete. Citiamo alcune patologie paradigmatiche come il Diabete, i Tumori o piu’ semplicemente la Celiachia o la Malattia di Chron.

Come al solito ci riferiamo ai bisogni e comportamenti del paziente sul web per analizzare le attività possibili e plausibili del medico in rete. Continua a sembrarmi l’approccio piu’ corretto e si rifà ad una analisi (empirica) del bisogno attraverso cui analizzare i motivi, spesso traducibili in reali attività, per cui un operatore sanitario otterrebbe vantaggi dal suo essere Sociale e Digitale…

Tutti gli articoli del blog, pubblicati sull’argomento Medici Social e Digitali, nascono da spunti della letteratura esistente – spesso non citata per non appesantire gli articoli – e da libere ipotesi e considerazioni. In questo specifico caso delle ragioni associazionistiche, le libere considerazioni “dilagheranno”, e quindi anche la possibilità che qualcuno non sia d’accordo con me o abbia altre interpretazioni o esperienze. Mi piacerebbe scoprirlo attraverso i commenti.

Poichè, inoltre, sono abbastanza “disilluso”, sul reale interesse dei Medici a partecipare per passione alle discussioni in rete con i pazienti (mi aspetterei anzi reticenza) pongo la questione, piuttosto, sull’utilità professionale (Reputation) a inserirsi in rete e, alla fine, ancora una volta sulla Captatio Benevolentiae a fini economici.

[Non vedrei peraltro niente di male, in una captatio interessata, a fronte di un buon livello di preparazione, una capacità di accoglienza adeguata e “amorevole” nei confronti del paziente e un servizio con un accettabile rapporto qualità-prezzo della prestazione.]

Fatte queste premesse il capitolo è ampio e complesso. Le ragioni che spingono gli individui all’associazionismo e alla adesione in community sono poste profondamente nell’ambito degli interessi personali.

Questo vale tanto per un paziente che per un Membro dell’Harley Davidson Fan Club. Gli stimoli e i motivi che lo spingono ad “appartenere” ad un gruppo si ripresentano fra “pari” che riconoscono una salda reciprocità di interessi e simili sensibilità.

Per me, in ambito della Salute, essere “pari” in una associazione (e ancora di piu’ in una Community) significa appartenere ai pazienti di quella patologia. Oppure, con sfumature un po’ diverse, essere Caregivers. Essere un “curante” medico od operatore della salute invece, NO. A meno che, unica eccezione e neanche del tutto lecita, non si appartenga alla categoria dei malati affetti della stessa patologia (es. Medico Diabetico)

Questo concetto l’abbiamo già sottolineato in passato e soprattutto per le Community si traduce nel fatto che il primo approccio e attività del medico che vi aderisce dovrebbe essere, l’ “Ascolto”

In effetti questo è l’atteggiamento giusto e il primo approccio in rete. Semplicemente dalla lettura e dalla frequentazione di una community il medico e un operatore, imparano molto e specie in certi ambiti e patologie traggono molte informazioni.

Per carità, non che non si sappia molto, specie dal punto di vista “tecnico” ma una community di pazienti è soprattutto: una fonte inesauribile di commenti sull’operato dei medici; sulle terapie tradizionali e alternative; sui protocolli di cura e sugli studi clinici.

I pazienti vivono la propria patologia e ragionano in maniera indipendente, consigliandosi e sostenendosi anche al di fuori delle strette indicazioni mediche o nonostante esse

Le community soprattutto sono una risorsa da conoscere al di fuori del rapporto “artefatto” dell’ambulatorio o della corsia d’ospedale. Mi riferisco con maggior enfasi al termine Community perchè le Associazioni sono delle sovrastrutture formali e burocratiche.

Ascolto significa anche investimento di tempo iniziale nel prendere le misure. Dopodichè si potrà passare all’azione, inserendosi nelle discussioni con commenti e proposte, suggerimenti e aiuti

Si potrebbe pensare di fare commenti senza farsi riconoscere come operatori o medici? è in genere sconsigliato. Si pone infatti un vincolo all’origine dei rapporti in rete che diviene sovente insuperabile o irrecuperabile all’interno degli assetti di una comunità o di un forum e poi perchè il senso della partecipazione è quello di utilità/aiuto o scambio di vedute.

Se palesare il ruolo di medico svela l’arcano, la Reputation che in definitiva è la condizione naturale dei rapporti fra medico e paziente fissa i ruoli ma non inficia la efficacia della partecipazione

Certo c’è modo e modo per inserirsi in un contesto chiuso e qui vale la perizia di ognuno e il fatto che per entrare in una community serve un apprendistato. Non si puo’, comunque, fare un discorso che valga per tutti i casi.

Un altro significato delle community puo’ avere un ruolo ben maggiore per un medico o un operatore e permettere un tipo di interazione molto proficua. Per questo rimando pero’ ad un post precedente in cui il tema è stato trattato.

Mi fermo qui e anche per tutto il periodo natalizio. A meno di qualche bell’articolo che possa trovare in giro.

Buone Feste a Tutti!!

Un bel regalo natalizio per me sarebbe un commento …Yuk!!

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Informazioni su Tiziano Galli

Dal 2002 mi occupo di formazione residenziale ed eLearning e ho conseguito un Master in Scienze dell'Educazione a Lugano e precedentemente una Laurea in Medicina e Chirurgia. Ho scritto il libro " Medici, Pazienti e Social Media". Sposato e Penta-Papà sono dirigente sportivo in LNA Svizzera per Rugby Lugano e ARSI (Associazione Rugby Svizzera Italiana)
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